La Necromanzia
La necromanzia o negromanzia (dal greco νεκρός, “morto” e μαντεία, “divinazione”) è una forma di arte magica i cui praticanti (detti necromanti o negromanti) cercano di mettersi in contatto con i morti allo scopo di ottenere da essi la conoscenza di eventi futuri o altri poteri speciali. I negromanti sarebbero inoltre in grado di comunicare con gli spiriti in modi diversi dalla “scrittura diretta”. La parola ha un significato secondario che deriva da una sua forma arcaica alternativa, nigromanzia, dal latino niger, “nero”, che implica una ulteriore connotazione di malvagità negli intenti dei praticanti (vedi magia nera).
La pratica della necromanzia è stata spesso associata nel medioevo all’adorazione del diavolo e il termine necromante compare come sinonimo di strega, stregone o adoratore del diavolo. Secondo alcuni manoscritti di necromanzia ancor oggi conservati nei musei europei, i rituali necromantici si effettuavano al chiaro di luna, pronunciando formule magiche in latino.
La necromanzia nella storia
Lo storico Strabone cita la necromanzia come principale arte divinatoria dei persiani e si ritiene che essa fosse molto diffusa anche in Caldea, Etruria e a Babilonia. I negromanti babilonesi erano chiamati Manzazuu o Sha’etemmu, e gli spiriti che essi invocavano erano detti Etemmu. Il Libro dei Morti Egizio viene spesso erroneamente considerato come una antica forma di testo di necromanzia, benché il suo scopo non sia quello di richiamare un defunto dall’aldilà quanto piuttosto di agevolarne il passaggio verso l’altro mondo. Anche la Bibbia contiene numerosi riferimenti alla necromanzia. Nel Deuteronomio, il popolo di Israele viene messo in guardia dalle pratiche necromantiche degli abitanti di Canaan. In un altro passaggio, lo stesso Saul chiede alla Strega di Endor di invocare lo spirito di Samuele. Nel paganesimo scandinavo pre-cristiano esisteva la pratica di Sedere sul Tumulo, la quale consentiva di mettersi in contatto col defunto. Il rosacrociano Robert Fludd, nel XVII secolo, descrive la necromanzia (ars goetia} come un commercio con spiriti impuri. Anche nel mondo moderno vengono praticate tecniche di divinazione che sono chiaramente correlate alla necromanzia. Lo spiritismo fondato da Allan Kardec nel XIX secolo può essere considerato come una forma moderna di necromanzia. Il channeling consente secondo i suoi fautori di mettersi in contatto con creature soprannaturali che includono gli spiriti dei defunti. All’interno dello stesso voodoo, ancora oggi praticato ad Haiti e in altri luoghi, esistono pratiche riconducibili a una forma di necromanzia.
La necromanzia nella letteratura
Il tema dell’eroe che si spinge negli inferi per ottenere servigi o conoscenza dai defunti ricorre nella letteratura almeno dall’Odissea, in cui Ulisse si reca nell’Ade e tenta di mettersi in contatto con lo spirito dell’indovino Tiresia usando gli incantesimi che ha imparato da Circe. La discesa all’Ade di Ulisse è replicata da quella di Enea nell’Averno, nell’Eneide di Virgilio. Lo stesso tema si ritrova frequentemente nella mitologia norrena. Nella Völuspá, per esempio, Odino evoca una veggente morta per chiederle informazioni su eventi futuri. La tradizione letteraria della necromanzia propriamente detta si perde nella storia medievale e nella letteratura ottocentesca, ad esempio nel mito di Faust. Da qui essa è passata direttamente nella fantasy (ad esempio nel Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien).
Da “Wikipedia”