Archivio della Categoria 'Tarocchi'

La Luna

Martedì 7 Novembre 2006

Questa carta indica un pericolo nascosto, cattiva influenza da parte di gente invidiosa, difficoltà da superare. La luna è l’ultimo degli arcani maggiori più pesanti e problematici dritti che capovolti. Quando è capovola, ne viene attenuato, infatti il carattere oscuro, malefico verso gli archetipi della femminilità e del sogno. Si tratta di una carta profondamente simbolica in forma negativa, che invita l’uomo a una maggiore applicazione della ricerca della verità, la sola possibilità per superare tutti gli ostacoli. Il pallido volto del nostro satellite si specchia in uno stagno al centro del quale un enorme granchio, in analogia con i segno zodiacale del Cancro divora tutti i residui, vale a dire il peso del passato, affinchè l’acqua non esali cattivi odori; presso la riva due cani, le costellazioni del Cane maggiore e del Cane minore, sorvegliano il cammino della Luna, diffidandola con il loro abbaiare dal discostarsi dalla sua orbita. Rappresentano quindi i difensori dell’ordine cosmico, della proprietà e dell’incoscio, come testimonia la presenza stessa delle due torri ammonitrici, erette a guisa di sentinelle nel misterioso territorio. E, del resto, questa connessione della Luna con il cane (o il lupo) esiste da sempre nella leggenda e nel mito. Da notare che le gocce che sembrano piovere dall’astro, in realtà non discendono verso la terra, ma, piuttosto, salgono da essa, come attratte dal misterioso potere lunare. Similmente, il senso di questo arcano non si estende dall’uomo all’ambiente ma, al contrario, dall’ambiente all’uomo che, ben lontano dal dominarlo, ne risulta condizionato attraverso le energie emozionali non controllate. Anche per quanto riguarda la salute, la Luna è da interpretare negativamente.

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Le Stelle

Martedì 7 Novembre 2006

Questa è una delle carte più belle dei Tarocchi, indica: innocenza, candore, ingenuità, grazia, seduzione e attrazione. L’ Arcano delle Stelle invita ad avere fiducia in se stessi e a lasciar scorrere le proprie energie; è arrivato il momento giusto per agire e gli astri sono propizi. La fanciulla qui raffigurata, dal volto dolce e bello versa in uno stagno il contenuto di due anforette, rosse e oro, che ne rivivifica l’acqua putrida. Numerose sono le divinità femminili e materne, legate all’acqua, alle quali potrebbe essere accostata la dea acquatica Anahita. Venere, sorgente dalle onde, Matrimah, madre di tutte le creature. Lucifero, il portatore di luce, detto altrimenti stella del mattino, è il grande astro che sovrasta la scena, come simbolo della luminosità che guida l’uomo smarriro nel deserto della matena. È formato da otto raggi rossi (lo spirito) che ne intersecano altrettanti dorati (la perfezione), mentre altre sette stelle più piccole, forse un’ allusione all’Orsa maggiore o alle Pleiadi, gli fanno corona. Otto stelle, quindi, perché l’otto è il numero dell’infinito, dell’ordine cosmico e della giustizia. Da notare la posizione inginocchiata della figura femminile che ricorda la postura del cavaliere medievale nell’atto dell’investitura. In amore le Stelle rappresentano la perfetta armonia, in campo professionale rapporti costruttivi con i collaboratori, nel campo della salute benessere generale.

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La Torre

Martedì 7 Novembre 2006

L’Arcano della Torre indica il pericolo che si corre inseguendo un’idea fissa o mete irrangiubili. Indica anche la disillusione, ma anche la fine di una situazione dolorosa e insostenibile. Quando la Torre è la carta che domina la consultazione, vuole essere un avvertimento a non fare il passo più lungo della gamba. L’arcano della Torre, uno dei peggiori del mazzo, più drastico diritto che capovolto, rappresenta il perno filosofico della necessità del male come aspetto complementare del bene o come la condizione che lo precede. È il necessario cambiamento di stato, doloroso ma indispensabile, per l’evoluzione interiore. Se le energie incontrollate rappresentano un pericolo contro cui non rimanere passivi, innegablle è la loro fecondità, il potere germinativo del nuovo che sorge dal vecchio, il mutevole figlio della condizione statica e cristallizata della pietra. In questa carta è evidente il richiamo alla torre di Babele costruita per egoismo e per l’ambizione di raggiungere il regno divino. Questo era infatti lo scopo dello ziggurat babilonese, una costruzione a diversi piani, alla cui sommità troneggiava il tempio, il più possibile vicino al cielo. I Qui il sacerdote, attraverso la celebrazione del rito, cercava una più stretta comunicazione con Dio, da cui, probabilmente, la didascalia dell’arcano: maison de Dieu, ovvero casa di Dio, cui l’uomo, nella sua smisurata sete di potere, tenta di dar la scalata. Non a caso la Torre ci appare come una costruzione vivente, sensibile, ma scoperchiata dalla folgore divina, intervenuta a punire l’arroganza, la presunzione, la smodata ricerca di perfezione esteriore. Eppure, direttamente colpita nella parte alta merlata dalla folgore che fuoriesce dal Sole (la ragione divina), dà l’impressione di reggere bene all’ attacco, grazie alla solidità delle fondamenta. Il crollo non è totale ma ha il sapore dell’ avvertimento: “Costruisci, elevati: hai il diritto e il dovere di farlo; ma non sognarti neppure di voler eguagliare il Creatore”. Inutile, dunque, attaccarsi con le unghie e con i denti alle certezze della materia o alla rigidità delle proprie strutture mentali, per tentare di trattenere ciò che è destinato alla fine e al mutamento.

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Il Diavolo

Martedì 7 Novembre 2006

Questo Arcano rappresenta il desiderio di cose materiali, l’impulso a soddisfare le proprie esigenze, i propri istinti. Il Diavolo indica pericolo, perchè rappresenta l’imprevisto, difficile da gestire e in grado di bloccare le energie positive. In amore può indicare che c’è solo attrazione fisica, nel lavoro che qualcuno ci sta mettendo il bastone tra le ruote, nel campo della salute invita a farsi controllare. Il Diavolo è rappresentato sotto l’aspetto terrificante del Baphomet templare: testa e zampe di capro, fianchi villosi, seni femminili. Nei suoi colori, il giallo delle gambe, l’azzurro dei fianchi, il rosso del petto e il bianco della testa, allude ai quattro elementi costitutivi del cosmo, Terra, Acqua, Aria e Fuoco, e loro spiriti elementari: forze preziose, di vasta portata, ma non sempre facili da controllare e da sottomettere. A sorreggerlo, intervengono due personaggi, di diversa polarità, uno yin e l’altro yang, come lui semiumani, incatenati al piedistallo dalla sommità del quale egli sembra dominare, sorridendo trionfante, uomini ed eventi. Sono le passioni che imprigionano l’uomo, riducendolo a livello quasi animale. Non per nulla, il Diavolo è l’arcano del vincolo, delle catene soffocanti, da spezzare con un supremo atto di coraggio e una volontà ferma, in grado di agire sull’istinto. Nel cosmo, infatti, anche il disordine è circoscritto dall’ ordine e a questo deve essere subordinato. La connotazione fortemente negativa dell’ arcano, meno drastico capovolto che diritto, proviene dalla mentalità sessuofobica dell’epoca che lo ha generato. La carta si relaziona, infatti, a tutti quegli elementi vissuti oggi con una certa libertà, come la sessualità, l’ambizione e il desiderio di potere. Solo il Sole può annullare la negatività del Diavolo.
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La Temperanza

Martedì 7 Novembre 2006

Questa carta rappresenta l’armonia, la facilità d’adattamento, il rispetto verso gli altri, la pace in se stessi, in poche parole l’equilibrio. Indirizza alla tolleranza, alla pazienza, all’obiettività. L’angelo della vita universale, vestito di rosso e d’azzurro, rispettivamente colore dell’azione e dello spirito, appare intento a travasare da un’urna all’altra un fluido vitale, un liquido rigeneratore: la sensitività, l’intuito, lo spirito, la ragione, la materia grezza. Oltre alla diffusione del sapere, la Temperanza rappresenta, quindi, la metamorfosi interiore, la guarigione, la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare, maschile, e quello lunare, femminile. La Temperanza indica che è necessario smussare le angolosità del proprio carattere se vuole raggiungere i suoi obiettivi. In amore indica un rapporto armonioso e duraturo; nel lavoro una situazione tranquilla senza sorprese, in famiglia un’intesa profonda, nel settore economico facili trattative. Nel suo significato negativo la Temperanza può indicare passività.

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La Morte

Martedì 7 Novembre 2006

A dispetto di quello che l’immagine della carta può facilmente indurre a credere, questa sta a significare che ci sarà una trasformazione totale non necessariamente negativa. Come quasi tutte le altre carte, il significato vero dipende dalle carte che la seguono. Indica un rinnovamento in qualsiasi settore, la fine di un capitolo. L’arcano n. 13 rappresenta la premessa necessaria alla rinascita. Superato, infatti, lo stato profano, il passaggio iniziatico, la prova trasformatrice, si rivivrà e meglio, immersi in una nuova condizione di sacralità. La Morte indica che per procedere verso il futuro bisogna tagliare i ponti con il passato. Indica anche che la vista va vissuta come se ogni attimo fosse l’ultimo. Solo così si conquista la forza per progredire con sicurezza e serenità. La Morte indica perciò il disorientamento causato dal voltare pagina, per intraprendere una nuova strada. Nel campo della salute invece indica un calo di vitalità. Di ciò che l’uomo ha fatto, pensato, sognato, delle sue idee (testa) e delle sue azioni (mani e piedi) permane una traccia anche molto dopo che la Morte ne abbia trasformato il corpo materiale in polvere. Si preferisce lasciare la spazio in bianco nella didascalia della carta, per esorcizzarne l’oscura pericolosità, il tabù legato alla morte, evitando perfino di nominarla o chiamandola diplomaticamente l’innominabile.

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L’ Appeso

Martedì 7 Novembre 2006

Questa carta indica cose non sufficientemente maturate, indecisione, difficoltà di scegliere. Solo attraverso la riflessione si potrà arrivare alla chiarezza. L’Impiccato ha scoperto che il segreto per penetrare l’essenza delle cose sta nel loro capovolgimento. Dall’inversione di prospettiva, dall’abbandono dei comuni schemi mentali, attraverso l’esperienza della solitudine e del dolore, scaturisce l’idea chiara e illuminante, presupposto per l’accettazione e la trasformazione di sé.
Appeso per il piede sinistro a una trave, con il ginocchio destro ripiegato a croce sull’ altra gamba, il giovane raffigurato sull’arcano n. 12, è in analogia col dodicesimo segno dello zodiaco, i Pesci, che corrispondono al sacrificio e ai piedi, sperimenta la dolorosa tortura riservata in passato ai debitori. In realtà, più che di una punizione, l’Impiccato è il simbolo dell’iniziazione passiva, mistica: il sapere non si ottiene attraverso la ricerca attiva, lo studio, la sperimentazione, come è d’uso qui, in Occidente, ma all’orientale, rimanendo immobili, disponibili alla ricettività e all’ascolto. li corpo dell’Impiccato penzola nel vuoto, fra due colonne abbandonato ma ancora vincolato, con le mani dietro la schiena, presumibilmente legate, che gli impediscono di liberarsi e di agire, perché l’anima liberata sfugge ormai la realtà della materia.
In linea di massima questa carta dà un responso negativo, ma il suo significato può mutare in relazione alle carte che lo accompagnano. All’inizio del gioco segnala una condizione difficile, in chiusura indica sforzi e sacrifici vani.

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La Forza

Martedì 7 Novembre 2006

La Forza rappresenta chi doma i propri impulsi e li trasforma in energia positiva. Non è raffigurata nei Tarocchi attraverso scontate immagini di giganti nerboruti, ma viene irradiata da un personaggio femminile che, col potere della dolcezza e della sottigliezza e senza apparente sforzo fisico, doma il leone divoratore, la belva, emblema della foga e della veemenza, trattenendolo per le fauci. La Forza rappresenta il coraggio di affrontare qualsiasi ostacolo e la capacità di combattere le avversità della vita. Nell’ambito nella salute indica vitalità; in amore può evidenziare intenzioni durature ma anche testardaggine e possessività; nel settore professionale indica la necessità di impegnarsi duramente per portare a termine un progetto. Se questa carta apre il consulto ci sono i presupposti per un successo, se lo chiude, chi si sta facendo leggere i tarocchi saprà far valere i propri diritti. Il suo limite può essere la mancanza di sensibilità o l’eccessiva rigidità.

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La Ruota della Fortuna

Lunedì 23 Ottobre 2006

La Ruota della Fortuna è il simbolo dell’inevitabile accadere del mondo e dell’alternarsi delle condizioni. dell’esistenza, della fortuna, della somma dei movimenti da cui scaturisce la vita. Il positivo e il negativo, lo yang e lo yin, nella loro eterna alternanza, sono qui sintetizzati nella figura della scimmia, alata e incoronata, che impugnata spada, immobile, in equilibrio sulla ruota, mentre altre due figure, una che sale e l’altra che scende, ne rappresentano i due momenti contrapposti: l’ascesa e la caduta. Questo Arcano, ricordando i molteplici cambiamenti di stato dell’uomo e dell’universo, consiglia di non restare isolati, ma di partecipare attivamente all’esistenza umana: fortuna e sfortuna. Spetta comunque alla persona condurre in porto i propri obiettivi: la grande Ruota del divenire dà solo l’avvio. Attenzione: la fortuna può trasformarsi in un rischio: un passo sbagliato può annullare l’impulso positivo. Anche in questo caso per un’esatta interpretazione bisogna sempre considerare le carte che seguono e che precedono questo Arcano. I quattro colori: rosso, azzurro, verde, giallo, sono rispettivamente simbolo del Fuoco, dell’ Acqua, dell’ Aria e della Terra.

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L’Eremita

Lunedì 23 Ottobre 2006

L’Eremita è il vecchio saggio che fonda l’avvenire sulla conoscenza del passato, procedendo a passi lenti e prudenti, in assoluta solitudine. Si appoggia a un nodoso bastone, col quale capta le energie istintive dell’universo, che sa di dover sottomettere e controllare perché non divengano distruttive. Rappresenta la capacità di conciliare l’impazienza con la riflessione, che provoca l’impedimento a procedere, la necessità di vagliare le situazioni prima di prendere una decisione. La mano destra tiene sollevata una lanterna che gli illumina il cammino ma che egli stesso vela parzialmente con un lembo del proprio mantello per non ferire gli occhi del passante, non avvezzi alla luce del sapere. La sua grande dote è la modestia: è la coscienza che il proprio sapere, confrontato all’ entità della scienza, è ancora nulla. CosÃŒ, rinunciando alle orgogliose ambizioni intellettuali, si limita umilmente a raccogliere le nozioni indispensabili al suo viaggio su questa terra. Nel lavoro consiglia di non rivelare i propri progetti, nel campo della salute può segnalare un malessere passeggero, in amore esorta alla prudenza e alla riflessione. In ogni caso il responso dell’eremita è molto influenzato dalle carte che lo circondano.

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